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INTRODUZIONE - UN
PO' DI STORIA
Per conoscere un po' la
storia delle pistole, la loro evoluzione e i vari meccanismi di
caricamento, oltre che i particolari anche sulle munizioni, leggi
l'Introduzione della sezione Colt.
SCHOFIELD
Il revolver modello Schofield,
della Smith & Wesson, entrò in produzione nel 1869.
In confronto alle altre pistole, aveva una particolarità di non poco
conto: la velocità di caricamento. L'arma possedeva una sorta di
perno sotto la canna e una "sicura" tra il tamburo e la canna stessa
che, sbloccandola, permetteva letteralmente di "aprire" l'arma. Con
l'abbassamento della canna, l'estrattore automatico espelleva
contemporaneamente i sei bossoli. Bisognava quindi ricaricare
inserendo semplicemente altre pallottole all'interno del tamburo.
L'arma, a seconda del modello, utilizzava proiettili calibro .44 e
.45.
E' considerata una delle più accurate e precise armi del 19esimo
secolo. (Dal Dizionario del Far West di Mario Raciti)

La Smith
& Wesson Schofield modello 1869

Sezione
della Schofield. E' visibile l'espulsore al centro
del tamburo:
facendo basculare la canna in avanti,
l'estrattore si portava
automaticamente indietro, espellendo così i bossoli.
SHARPS
PEPPERBOX
Piccola
pistola largamente utilizzata nel West da giocatori d’azzardo, donne
da saloon e pistoleri grazie alle piccole dimensioni e alla facilità
di maneggio. Venne prodotta a partire dal 1859 fino al 1874 dalla C.
Sharps Company e dalla Sharps & Hankins Company. I modelli variavano
nella lunghezza delle canne e nel calibro delle munizioni. Nel primo
caso, la lunghezza variava da 2 pollici e mezzo a 3 pollici e mezzo
(da 6,35 cm a 8.89 cm), ma solo 25 pezzi furono prodotti nella
versione da 3 e mezzo. Il calibro delle munizioni era .22, .30, .32
corto e .32 lungo.
Questa piccola pistola era costituita da quattro canne per
altrettanti colpi. Il procedimento di caricamento dei proiettili
avveniva tramite lo spostamento in avanti del gruppo delle canne che
in alcuni modelli, grazie ad un piccolo perno posto sotto di esse,
si poteva ruotare. Lo spostamento mostrava così le estremità delle
canne, che potevano essere caricate con i proiettili.
La stranezza di quest’arma consisteva sia nel meccanismo di sparo
che nel fatto della mancanza di un vero e proprio tamburo e, di
conseguenza, della sua rotazione. Il cane, nella sua parte
posteriore, alloggiava una piccola “rotella” (in alcuni modelli tale
“rotella” si poteva trovare sulla struttura dell’arma) che, in base
a come veniva ruotata (su ogni lato del cane vi era una tacca su cui
spostare la rotellina), permetteva di scegliere la canna
da cui sparare. In questo modo ad ogni armamento del cane e
conseguente tiro del grilletto una canna sparava il proprio
proiettile.
Il design di questa piccola arma (chiamata anche Derringer per le
sue dimensioni) venne presto imitato grazie alla sua resistenza e
solidità.
(Dal Dizionario del Far
West di Mario Raciti)

La Sharps Pepperbox

Gruppo delle canne
spostato in avanti per permetterne il caricamento.
Il perno sotto
serviva a ruotarle di qualche grado

La piccola "rotella"
che bisognava ruotare per scegliere la canna con cui sparare.
La
foto a sinistra l'indicatore è posizionato per sparare dalla
canna inferiore sinistra.
La foto a destra invece mostra l'indicatore posizionato sulla
canna superiore sinistra.

Da questa immagine
sono nettamente visibili due
modelli della pistola di differenti
calibri.
A sinistra calibro .22, a destra calibro .32
lungo
LEMAT
Ideata e progettata da un
certo Alexander LeMat, di New Orleans, la LeMat fu un'altra arma
molto caratteristica dell'epopea americana. Revolver ad azione
singola e ad avancarica, aveva un tamburo con ben 9 colpi calibro
.32 a differenza degli altri revolver dell'epoca, che non superavano
i 6 colpi. Ma altra caratteristica di quest'arma era la canna
aggiuntiva posta sotto quella principale, che veniva utilizzata per
sparare pallottole da caccia! Infatti aveva un diametro più grande e
poteva accogliere proiettili calibro .60, dei veri e propri
proiettili per fucili da caccia. E proprio questo poteva diventare
la LeMat: un fucile da caccia, che da distanza ravvicinata era
micidiale.
Abbiamo detto che questo revolver era ad avancarica e ciò valeva
anche per la canna da caccia (ma sono esistiti anche modelli a
retrocarica): vale a dire che abbisognava di essere caricato dal
davanti, inserendo palla e polvere negli scomparti, pressare il
tutto con l'asta avvitata a fianco della canna, chiudere con del
grasso o della cera e infine inserire le capsule sopra i luminelli.
Per quanto riguarda il caricamento della canna sottostante, oltre a
venir caricata come sopra indicato (ad eccezione, ovviamente, del
grasso o della cera), dove veniva inserita la capsula? Ebbene,
tirando il cane, era visibile, proprio sotto di esso, un luminello
come quello del tamburo: era quello su cui mettere la capsula che
avrebbe fatto esplodere il colpo della canna da caccia.
Per poter sparare tramite quella canna, era però necessario
"muovere" qualcosa: infatti il cane aveva avvitato quasi alla sua
estremità una sorta di perno, che si doveva abbassare: fatto ciò, se
si premeva il grilletto il cane, abbassandosi, faceva cadere il
perno sul luminello isolato della canna da caccia, facendo così
partire il colpo. Ciò ovviamente non permetteva di far esplodere
anche le cariche del tamburo. Per sparare classicamente, bastava
lasciare il cane com'era, oppure, se si era sparato prima con la
canna da caccia, rialzare il perno.
Questa pistola rimase semi-sconosciuta ed oggi è considerata molto
rara.


Il luminello della canna
da caccia ed il cane armato e con il
perno abbassato. Immaginatevi il cane che si abbatte: vi risulterà
facile capire che il perno cadrà proprio sul luminello in basso,
facendo partire il proiettile della canna da caccia.

Qui invece il cane è
pronto per sparare dal cilindro.

Particolare della canna da
caccia

Il tamburo visto
posteriormente

Altra vista della canna da
caccia

Particolare dell'asta di
caricamento e vista laterale della canna da caccia

Cane che riposa sul
luminello di una camera del tamburo

Vista delle camere del
tamburo. Questa foto ci permette di immaginare la fase finale del
caricamento: immaginate
di tirare indietro l'asta che vedete sopra la canna da caccia; essa
girerà grazie alla vite in basso, e
permetterà al piccolo perno orizzontale in alto di calare sulla
palla e calcare bene in fondo proiettile e polvere.
VOLCANIC
La Volcanic nacque nel 1854 da Horace Smith e Daniel B. Wesson (Smith
& Wesson) che la crearono per la Volcanic Arms Company. Progettata
in due versioni, pistola e fucile, quest'arma si basava sul
caricamento a leva e su un nuovo tipo di munizioni che doveva
permettere di non dover più ricaricare ad avancarica. Questi nuovi
proiettili avevano la tipica forma a punta ma con una base cava che
conteneva polvere e innesco. Inoltre Smith & Wesson avevano
progettato un sistema di caricamento che permetteva di inserire i
proiettili direttamente nel caricatore tubolare (che poteva
contenerne una decina) posto sotto la canna, e di spostarli nella
camera di scoppio tramite l'abbassamento di una leva rotonda che
costituiva il ponticello del grilletto. Caricatore e leva vennero
più tardi ripresi nell'Henry e nel Winchester.
La Volcanic era dunque un'arma pesante e anche abbastanza grande,
con lunghezza della canna variabile. Agli inizi del 1850 il suo
progetto venne acquistato da Oliver Winchester, che fondò l'omonima
società e affidò a Tyler Henry il compito di trasformare quella
rudimentale pistola a ripetizione in un'arma più affidabile. Nacque
così, nel 1860, l'Henry, un nuovo fucile con le caratteristiche
della Volcanic ma con un tipo di munizioni diverso (calibro .44 e a
percussione anulare). Dall'Henry, a sua volta, venne creato il mito
Winchester.



Due differenti versioni
della Volcanic: canna corta e canna lunga.

Il proiettile utilizzato
dalla Volcanic: aveva la base cava che conteneva polvere e innesco.

Interno del castello.
Meccanismo per il caricamento del proiettile nella camera di
scoppio. La spessa asta in alto che
esce dalla parte del cane, spostava quest'ultimo indietro una volta
abbassata la leva di caricamento, lasciando così lo
spazio nella camera di scoppio per l'entrata di una nuova cartuccia
e la possibilità di sparare un nuovo colpo: proprio
come nel Winchester.

La camera di scoppio
vista dall'alto. Era possibile inserire la cartuccia
direttamente dentro di essa


Disegno e sezione della
Volcanic e del proiettile che utilizza. E' palesemente visibile il
meccanismo di
caricamento del proiettile nella camera di scoppio, con conseguente
armamento automatico del cane.
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